Diario del Team Colpack dal Giro Valle d’Aosta
  • 18 Luglio 2019

Questa è la giornata di oggi descritta nei minimi particolari dal noto giornalista sportivo Marco Pastonesi sulle pagine di Tuttobiciweb e non ci aggiungo una virgola, perché è la giusta descrizione.

 

Giro della Valle d’Aosta, prima tappa, interamente francese, atto primo. Succede al km 98 di corsa, quando ne mancano 28 all’arrivo, poco prima dell’ingresso in Praz-sur-Arly. A quell’incrocio sono già passati tre fuggitivi (il belga Vansevenant, il francese Chevalier e l’olandese Schelling), i primi quattro inseguitori (il danese Pallesen, l’inglese Hartley, i francesi Guglielmi e Bellicaud) e altri due (il belga Leyman e il francese Devaux), totale nove corridori. Poi arriva la prima parte del gruppo: una ventina di corridori. La moto-staffetta davanti a loro, invece di proseguire diritto verso il paese, vede un cartello giallo con una freccia nera, svolta a sinistra e affronta una rampa micidiale, la percorre per un paio di chilometri, finché la strada termina in un’azienda agricola specializzata nella produzione di formaggi e yogurt. Qui la prima parte del gruppo si ferma e viene raggiunta dalla seconda parte, fra cui la maglia gialla, il danese Hindsgaul. Il direttore di corsa, informato, neutralizza la gara. Stupore, sconcerto, imbarazzo, ma si prosegue.

Atto secondo. I corridori si raggruppano al km 106, quando ne mancano 20 all’arrivo. La direzione di corsa decide di far ripartire i corridori con i distacchi presi al momento dell’errore di percorso. Così, dopo 48’ di limbo, scattano i tre fuggitivi, dopo 1’48” i primi quattro inseguitori, dopo 2’10” gli altri due e dopo 3’30” il gruppo. Attenzione: non più la prima parte del gruppo, ma quasi tutto il gruppo, una sessantina di corridori. E la decisione non è gradita: c’è chi rallenta, c’è chi protesta, c’è chi sbarra la strada come in una sorta di sciopero, non solo per la corsa falsata ma anche per ragioni di sicurezza (la seconda partenza è data in discesa, ed è discesa fino alla strettoia per la salita). Ma neppure la decisione del gruppo è gradita a tutti, tant’è vero che tre corridori dell’olandese Seg e uno della sudafricana Dimension Data, forse perché non comprendono le motivazioni del rallentamento, forse perché non sono d’accordo, si liberano dal “tappo” ed evadono.

Atto terzo. La corsa, almeno davanti, è vera. Sui quattro chilometri a quasi il 9 per cento delle Bettex, il terzo e ultimo gran premio della montagna (i primi due, Cormet de Roselend e Col de Saisies, degni del Tour de France), Shelling, Chevalier e Vansevenant transitano con 1’28” di vantaggio su Hartley, si tuffano negli 8 km di discesa e si giocano la vittoria in volata. Il podio è identico a quello del gpm: primo Shelling, secondo Chevalier, terzo Vansevenant. Gli inseguitori tagliano il traguardo alla spicciolata, il gruppo giunge a più di un quarto d’ora. Alcuni corridori applaudono ironicamente, altri non attraversano neppure la linea finale.

Atto quarto. La giuria vorrebbe attenersi alle regole, a cominciare dall’ordine di arrivo, e intanto annulla i premi dopo il nono posto. I direttori sportivi s’interrogano, si confrontano, cercano di trovare una soluzione perché la corsa non sia falsata né dall’errore di percorso né dalla protesta dei corridori né dal mancato arrivo di alcuni di loro. Alla fine prevale la proposta di Orlando Maini, ds della Beltrami-Hopplà-Petroli: lasciare l’ordine di arrivo acquisito sulla strada, ma assegnando i distacchi fissati al momento della neutralizzazione. La giuria si riunisce, la riunione dura più di un’ora, infine decide di attenersi al regolamento (pare che i commissari non abbiano digerito gli applausi ironici e il mancato superamento della linea finale). Ma già si vocifera che alcune squadre abbandoneranno la competizione e non si presenteranno domattina al via.

Le corse, viste da dentro, sono miracolose: ogni istante può accadere di tutto, di più, di peggio, invece per l’abilità dei corridori, l’esperienza dei tecnici e la preparazione degli organizzatori tutto (o quasi) fila liscio. Il Giro della Valle d’Aosta è, fra le corse, un gioiello ciclistico e sportivo, geografico e spettacolare. Ma stavolta sembra colpito dalla malasorte: ieri l’errore dei cronometristi nel cronoprologo, oggi quello di un motociclista, con conseguenze devastanti per la regolarità della corsa. Domani è in programma la seconda tappa, interamente valdostana, la Aymavilles-Valsavarenche, 137,6 km con due gpm di seconda categoria (Doues e Verrogne) e uno (all’arrivo) di prima. Si autorizzano preghiere e scongiuri. E si accettano scommesse sul numero delle squadre che torneranno a casa.

Marco Pastonesi, Tuttobiciweb.it

 

Io vi posso dire solo questo:

nel comunicato inviato alle squadre non si fa nessun riferimento a quanto accaduto ………nulla…… la giuria non ha accettato la richiesta delle squadre di neutralizzare la gara con i tempi presi a 25 km e con le distante che sono state segnalate al momento dell’errore di strada.

La giuria è rimasta convinta, insieme agli organizzatori del Giro, che noi abbiamo detto agli atleti di non partire, che noi abbiamo detto a loro di mantenere una bassa velocità e cosa più grave è rimasta convinta che noi squadre abbiamo detto agli atleti di non tagliare la linea del traguardo.

Ora, chi ha visto le dirette si sarà accoro subito che c’era una calma strana oggi, perché sinceramente non si riusciva, dopo tanti minuti, a capire nulla. Figuriamoci se noi Ds ci sogniamo di dire ai ragazzi che non devono tagliare il traguardo per protesta o ci sogniamo di dire loro …….andate tranquilli, tanto due o tre atleti che sono poi agonisticamente ottimi atleti hanno solo 3 minuti e 20 secondi……..assurdo…….ma non c’è stato nulla da fare ………avevano questa convinzione e nessuno gliela toglieva.

I ragazzi chiedevano solo di poter ripartire con i distacchi che avevano, forse non era possibile per tutti, ma il mio ed il nostro pensiero era quello che le distanze prese ai 27 km dei primi 30/33 atleti si potevano tenere visto che erano state appena controllate.

Siamo andati in sede di giuria con alcuni DS e ringrazio Maini che è sempre il più preciso e pacato di tutti noi, per chiedere un incontro con la giuria e gli organizzatori e per cercare di salvare il salvabile…….che cosa vuol dire questo? Vuol dire che chi ha dall’inizio della stagione iscritto la squadra a questo Giro della Valle d’Aosta ha pagato euro 500,00 per poter partecipare, ha pagato le persone in più, ha preso impegni con massaggiatori ad accompagnatori, ha dato la possibilità agli scalatori di fare altura, di preparare questa gara, ha preso impegni con gli sponsor, insomma ha investito su questo Giro perché ci ha creduto. Ora ……il primo giorno lo sbaglio della crono ….. oggi lo sbaglio della strada……ci sta che i ragazzi abbiano sbagliato a non tagliare la linea del traguardo…..ma ci sta nel rispetto delle persone che erano lì ad aspettare, per il pubblico, per chi ha speso il suo tempo per aspettarli……perché TU organizzazione che li accusi ………hai anche tu delle pecche e nel comunicato di oggi non si fa nessun riferimento a nessuno sbaglio……lo sbaglio di strada, lo sbaglio della crono, lo sbaglio dei tempi, quindi non  è stato minimamente considerato l’impegno dei ragazzi, il loro sforzo, la loro situazione…si stanno giocando il loro futuro.

Sono troppo arrabbiata e delusa per scrivere altro, ma oggi sarebbe bastato un po’ di buon senso……sarebbe bastato che gli organizzatori avessero capito la nostra buona volontà, che fossero stati dalla parte del Giro e dei primi attori che sono loro….gli atleti. La giuria, ragazzi , io ultimamente non la capisco più……ma sarà l’eta e ci sta…..ma una cosa la so….. se sbagliamo noi paghiamo e ci rimettiamo e se sbagliano loro, ci rimettiamo solo noi…..questa è una cosa che mi è molto chiara dopo aver fatto il Giro del Veneto ed il Giro della Valle d’Aosta.

Pastonesi nel suo articolo ha lanciato una scommessa ….quante squadre non partiranno domani? La squadra …….una squadra …..non è fatta di singole persone……è fatta di sponsor, di manager, di DS, di atleti che sono in primis i primi attori e sono gli unici fondamentalmente a rimetterci, sempre e comunque.

Il ciclismo è pedalato, il ciclismo è sudore, il ciclismo è fatica, il ciclismo è rischio e fino a che va tutto bene, si va avanti, ma è questo andare avanti così senza buon senso che non porta nulla di buono, anzi…………..ma per concludere volevo solo chiedere al Direttore di Corsa ed all’organizzatore una cosa: il primo dei mie è arrivato 78° all’arrivo…..come avrebbe fatto secondo loro a tagliare il tragurdo? ………a domani popolo che pedala ….a domani

                                                                                                          Rossella Dileo